sabato 24 aprile 2010

Agora



Finalmente anche in Italia esce il tanto atteso Agora, la storia di Ipazia di Alessandria.
Andatelo a vedere appena potete. Io ci sono appena stata.
Dal punto di vista della ricostruzione storica è certamente una vita romanzata, con spunti tratti dalle diverse vite di Ipazia, più naturalmente la visione del regista.
Per tutto il resto è un film bello e terribile, in cui fatti, dialoghi e fotografia contribuiscono a toccare lo spettatore nel profondo. Alcune scene, alcuni dialoghi, sono veramente da brividi.
Non vi dico nient'altro, vi lascio la possibilità di sperimentare le emozioni del film senza anteprima. Magari ne discuteremo più avanti su questo blog.

domenica 18 aprile 2010

Scontro tra Titani

Venerdì è uscito nei cinema "Scontro tra Titani" e io ovviamente sono andata a vederlo.
Dal punto di vista del film, niente da dire, è un bel fantasy con una discreta storia e begli effetti speciali (non l'ho visto in 3d, ma sicuramente fa il suo bel figurone), godibilissimo.
Visto che però il blog si intitola "Appunti Pagani", è dal punto di vista del paganesimo che vorrei dargli un'occhiata più approfondita.
Secondo alcuni pagani infatti, l'uscita di film come "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" e "Scontro di Titani" è un sintomo di una rinnovata attenzione verso il paganesimo antico. Non c'è dubbio effettivamente che le storie vengano più spesso tratte da quel mondo di miti che ben si presta a creare dei fantasy ante litteram, ma quanto questo può giovare al paganesimo attuale e alla sua costruzione? Alcuni pagani sono dell'opinione che "bene o male purché se ne parli" e sono convinti del fatto che comunque questi film generino una curiosità verso il paganesimo che verrebbe poi soddisfatta in altri modi, ad esempio su internet, dove comunque la gente potrebbe trovare scritti sul vero paganesimo.

domenica 4 aprile 2010

Oggi provocazione gratuita: le radici cristiane d'Europa

Oggi provocazione gratuita per chi rivendica le radici cristiane dell'Europa: in genere questi signori lo fanno richiamandosi alla formazione dell'identità nazionale europea all'epoca di Carlo Magno, quindi con matrice cristiana. Io potrei rispondere che all'epoca non si parlava di Europa, ma di Cristianità (presente o in espansione...) e che quindi è abbastanza tautologico dire che l'idea di cristianità nasce con radici cristiane. Potrei rispondere che non bisogna confondere la presunta identità nazionale europea, che non è mai esistita se non in modo piuttosto debole, con i valori su cui l'Europa attuale si è costruita, che sono piuttosto quelli dell'Illuminismo, o con le civiltà che hanno reso possibile la nascita dell'Europa, che non erano cristiane. Potrei rispondere che all'epoca della formazione dell'idea di cristianità era ritenuto lecito massacrare i popoli baltici per convertirli, il che non è un bel mito nazionale su cui fondarsi. Potrei tra l'altro rispondere che Europa è il nome di una ninfa.
Ma oggi i cristiani festeggiano la Pasqua, per cui lasciamo stare gli argomenti seri: se effettivamente l'Europa si forma, come idea, con Carlo Magno, allora possiamo dire, basandoci sulle tesi di Henri Pirenne, che l'Europa ha radici maomettane? Secondo la tesi di Pirenne, senza Maometto, Carlo Magno non sarebbe esistito...

martedì 5 gennaio 2010

Differenze tra paganesimo e cristianesimo/2: la virtù

Un articolo del sito cristiano Virtueonline che mi è stato segnalato dal servizio Google Alerts parla di una caratteristica del paganesimo che è quella di ritenere che un essere umano possa raggiungere la virtù con le proprie forze. Se sapete l’inglese, ecco l’articolo intero: nonostante l’impostazione cristiana che fa cadere le braccia (per non dire altro) alla fine, quando si dà come realtà assodata la questione del peccato, vale la pena di darci un’occhiata.
http://www.virtueonline.org/portal/modules/news/article.php?storyid=11864
Ma quello che mi interessa è cogliere lo spunto per guardare alla virtù pagana. Ogni cultura pagana ha naturalmente un concetto proprio di cosa sia la virtù, ma un concetto comune a tutte è che la virtù viene raggiunta dalla persona attraverso l’impegno personale. Questo vale per tutte le caratteristiche dell’uomo: Ulisse è astuto di suo, non diventa improvvisamente astuto perché Atena lo assiste, anzi è il beniamino di Atena proprio perché presenta in alto grado una caratteristica che alla dea è associata. Come direbbe Walter Otto, in Omero gli dei non inducono a fare o a pensare nulla che l’uomo non avrebbe potuto fare o pensare da solo, ma si rivelano nell’azione o nel pensiero dell’uomo. E’ un concetto un po’ difficile per la mentalità cristiana qual è quella media diffusa. Comunque è l’uomo in prima persona ad afferrare la virtù.
Diverso il discorso per il cristianesimo; nel cattolicesimo ciò è meno evidente, perché il cattolicesimo ha scelto la dottrina delle opere buone, al contrario del protestantesimo che ha scelto la dottrina della predestinazione. Semplificando, secondo i protestanti, ma questa era anche l’opinione di Agostino e altri cristiani del periodo più antico, la virtù di un uomo dipende dalla grazia divina, che egli può disporsi a ricevere, ma che comunque viene dispensata in maniera imperscrutabile per l’uomo. Nel protestantesimo l’uomo è buono e virtuoso (e anche facoltoso…) perché dio gli concede la grazia, fa del bene perché ha la grazia; nel cattolicesimo l’uomo fa del bene per ricevere la grazia, ma comunque il centro non è più la virtù, ma la grazia.
Non più una conquista, ma una concessione.

venerdì 11 dicembre 2009

Un gruppo per Facebook

Come potete leggere nei post precedenti dei blog, credo fermamente che un pagano debba chiarire a sé stesso e agli altri perché si sente pagano, cosa sono per lui gli dei, quali sono le sue idee pagane, insomma. Con i blog gratuiti, i siti, i social network chiunque può, basta la volontà e si può anche cominciare dalle piccole cose. Ma è importante farlo perché comunque l'assenza di dogmi e verità assolute sono una prerogativa base del paganesimo e la sua differenza massima nei confronti dei monoteismi. Ma le differenze anche tra pagani vanno spiegate. Non basta leggere un libro di Cunningham, tanto per fare un nome, e seguirlo alla lettera per essere pagani. Bisogna pensare da pagani, e i pagani pensano. Per spronare ancora di più tutti quanti ho creato un gruppo su Facebook, Paganesimo Attivo. Proprio oggi che è il giorno in cui Giuliano cominciava la sua restaurazione del paganesimo.

domenica 25 ottobre 2009

Una distinzione fondamentale tra paganesimo e cristianesimo

Il cristianesimo ha il concetto di perdono. Con il perdono di dio, ottenuto per i cattolici con la confessione, c’è un colpo di spugna: tutto viene cancellato e se c’è una vittima, anch’essa deve perdonare per volontà di dio. Nel cattolicesimo in particolare, basta la giusta combinazione di preghiere comminate dal prete in confessione (e, in tempi in cui la chiesa aveva più potere, qualche soldino). Dopo il perdono, l’anima è pulita. La disciplina della chiesa, che, volenti o nolenti, è quella che determina il cristianesimo, con buona pace dei numerosi cristiani autarchici, preti compresi, che introducono proprie variazioni, non prevede altro: il perdono di dio è sufficiente.
Il paganesimo ha il concetto di espiazione. Leggete i miti: ad un’azione, come ci dice la fisica moderna, corrisponde una reazione uguale e contraria. Chi commette un’azione non lecita deve espiarla: deve fare cioè una serie di azioni che gli permettano di ritrovare sé stesso. Non dipende dagli dei. Dipende da lui. Tocca a chi ha sbagliato dimostrare con i fatti e non con le parole, che accetta le conseguenze di ciò che ha commesso ed è disponibile ad affrontarle. Non è detto che sia pentito: ma affronta ciò che accade, ripara se quello è il modo di espiare, altrimenti trova un’altra strada, ma sempre con la forza di chi costruisce il proprio futuro.

domenica 16 agosto 2009

Il paganesimo non si può scindere da chi lo pratica e racconta

Sto preparando le nuove puntate per il podcast di miti del Giorno Pagano Europeo della Memoria, che riassume, un mito alla volta, le metamorfosi di Ovidio. Così ho avuto l’occasione di constatare ancora una volta come nel paganesimo, al contrario delle religioni monoteiste, non basti leggere il mito ma considerare anche la persona che lo racconta. In Ovidio quasi tutti gli amori degli dei sono stupri; per tutte le Metamorfosi ci sono dei infoiati, con Giove in testa, che zompano addosso alle ragazze. Ma questa è la visione di Ovidio, che era anche il poeta delle opere amorose in cui si sosteneva che la violenza è gradita alle fanciulle.
Questo che vedete sotto è invece un vaso greco, che raffigura l’amore tra Zeus e Leda


Non so voi, ma io lo trovo tenero, e ben lontano dal concetto di stupro.
Purtroppo facciamo evidentemente ancora fatica a staccarci dal concetto di libro sacro: perché Ovidio ha fatto una raccolta di miti non significa che non li abbia scelti, modellati e interpretati secondo i propri gusti e le proprie idee. Così anche per Esiodo, grande misogino, il cui odio per le donne è oggi riconosciuto come una caratteristica personale e non della sua società. Invece dovremmo tenere presente che dietro il racconto di un mito non c’è solo una società, ma anche una persona, che vive il proprio paganesimo, senza libri sacri, ma con valori condivisi con la società (cosa possibile per le società antiche, che nascevano pagane con tutto quello che ne consegue) e idee personali, che rientravano ugualmente nella costruzione del proprio paganesimo. Il poeta o l’artista scelgono di raccontarci un preciso mito in una certa maniera: lo consideriamo già valido per gli autori moderni, dovremmo farlo anche per gli antichi.