Quello che notavo è che alcune persone, e sono abbastanza, che si avvicinano o sono all’interno dell’ambiente pagano, amano in modo talvolta esclusivo tutte le pratiche che si suppone vadano ad aumentare le capacità psichiche dell’individuo:
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domenica 29 settembre 2019
Riflessioni equinoziali
Quello che notavo è che alcune persone, e sono abbastanza, che si avvicinano o sono all’interno dell’ambiente pagano, amano in modo talvolta esclusivo tutte le pratiche che si suppone vadano ad aumentare le capacità psichiche dell’individuo:
venerdì 1 settembre 2017
Religione, fede, organizzazione
Come ormai sa chi mi segue, spesso i post su questo blog hanno origine da una qualche polemica; questo non fa eccezione, ma questa volta taglio tutto l'aspetto della specifica polemica per andare sul generico e direttamente alla questione che mi interessa.
La questione è questa: l'utilizzo della parola religione.
In ambito pagano, è una delle parole più controverse: c'è chi la usa, chi non la ama, chi preferisce dire "spiritualità"; sia dentro che fuori dell'ambito pagano (ma sono soprattutto gli atei a farlo) viene usata come sinonimo di fede e le due parole sono considerate intercambiabili. E' senz'altro una parola abusata e a me piace impiegarla per definire il cosiddetto paganesimo: è necessario però per farlo contestualizzarla e in questo post vorrei esaminare i più comuni fraintendimenti a riguardo, quasi tutti derivanti, a guardarli bene, da una cultura strettamente monoteista, anche se ad applicarli è un ateo o un pagano.
1) Religione e fede sono la stessa cosa.
Decisamente no. La parola fede, dal latino fides, ha già cambiato il suo significato originario entrando in ambito monoteista: in latino è più vicino al nostro 'fiducia' che a quello che intendiamo per 'fede'. Parecchio tempo fa ho postato su questo blog il riferimento, con relativa discussione, ad un articolo di PaganPatheos "perché non mi fido degli dèi". Un pagano non si fida né si affida agli dèi: un pagano fa ed eventualmente accoglie, se c'è, un aiuto; affidarsi agli dèi per ottenere qualcosa è fare come quelle mamme che non prestano attenzione al loro bambino al supermercato, convinte che il mondo glielo guarderà. In entrambi i casi c'è mancanza di rispetto. Ricordo una persona intervenuta ad un rito della Federazione Pagana, dove si accendono fuochi alti parecchi metri che inevitabilmente qualche scintilla mandano in giro, con le immagini delle sue divinità... in cartone!
La questione è questa: l'utilizzo della parola religione.
In ambito pagano, è una delle parole più controverse: c'è chi la usa, chi non la ama, chi preferisce dire "spiritualità"; sia dentro che fuori dell'ambito pagano (ma sono soprattutto gli atei a farlo) viene usata come sinonimo di fede e le due parole sono considerate intercambiabili. E' senz'altro una parola abusata e a me piace impiegarla per definire il cosiddetto paganesimo: è necessario però per farlo contestualizzarla e in questo post vorrei esaminare i più comuni fraintendimenti a riguardo, quasi tutti derivanti, a guardarli bene, da una cultura strettamente monoteista, anche se ad applicarli è un ateo o un pagano.
1) Religione e fede sono la stessa cosa.
Decisamente no. La parola fede, dal latino fides, ha già cambiato il suo significato originario entrando in ambito monoteista: in latino è più vicino al nostro 'fiducia' che a quello che intendiamo per 'fede'. Parecchio tempo fa ho postato su questo blog il riferimento, con relativa discussione, ad un articolo di PaganPatheos "perché non mi fido degli dèi". Un pagano non si fida né si affida agli dèi: un pagano fa ed eventualmente accoglie, se c'è, un aiuto; affidarsi agli dèi per ottenere qualcosa è fare come quelle mamme che non prestano attenzione al loro bambino al supermercato, convinte che il mondo glielo guarderà. In entrambi i casi c'è mancanza di rispetto. Ricordo una persona intervenuta ad un rito della Federazione Pagana, dove si accendono fuochi alti parecchi metri che inevitabilmente qualche scintilla mandano in giro, con le immagini delle sue divinità... in cartone!
sabato 12 gennaio 2013
Sacrifici e 'sacrifici umani'
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| Oetzi; foto di 120 da Wikimedia Commons |
Il tema del sacrificio umano piace. Piace, piace, piace, non c'è nulla da fare: perché fa esotico, perché fa mistero e un po' perché ci fa sentire migliori, più 'civili' degli altri, che siano altri in senso geografico o altri in senso storico. Non è qualcosa che riguarda soltanto noi: negli scritti degli autori antichi greci e latini si trovano riferimenti a sacrifici umani fatti da altri popoli o dagli stessi greci e latini, ma in passato, o dai loro antenati che però avrebbero abbandonato l'abitudine grazie all'intervento di un qualche eroe.
Però una cosa è utilizzare il tema del sacrificio umano come topos letterario, un conto è inquadrarlo come pratica religiosa per le religioni antiche.
Cosa abbiamo infatti oggi delle religioni antiche? Eccezion fatta per le religioni greche e romane, le pratiche religiose abituali non vengono descritte (e anche sulla presenza, validità ed estensibilità della descrizione delle pratiche greche e latine ci sarebbe molto da dire) e quando lo sono, non lo sono da parte dei diretti interessati. Quello che veramente abbiamo, sono i resti di pratiche che non possiamo comprendere al 100%.
lunedì 22 ottobre 2012
Offriamo da bere agli Dèi
A qualsiasi pagano sarà capitato un evento felice al punto da dire "Offro da bere agli Dèi per questo!". E' abbastanza normale che un pagano, prima o poi, faccia un'offerta agli dèi. Ma su questo punto possiamo distinguere un pagano superstitiosus da un pagano religiosus.
Premetto che
1) non sto parlando delle religioni antiche, ciascuna delle quali aveva una propria mentalità, né dei pagani antichi, per i quali è piuttosto difficile capire cosa pensassero veramente, visto che ragionavano con categorie diverse dalle nostre e le testimonianze della loro filosofia e religione ci sono arrivate attraverso 2000 anni di storia monoteista; oltretutto erano per lo più collettivistiche, come le società antiche in cui la religione era uno dei tanti aspetti, imprescindibile dagli altri, mentre oggi la dimensione religiosa è prettamente individuale. Parliamo di una pratica generalistica, spontanea e non legata ad un'occasione festiva, di un pagano moderno, qui in occidente.
2) non mi dilungo sulle definizioni di superstitiosus e religiosus perché penso di averlo fatto diverse volte più o meno ovunque; ne possiamo riparlare, ma in un altro post
E dopo la premessa torniamo al nostro "Offro da bere agli Dèi per questo!"
mercoledì 19 gennaio 2011
La potenza più grande del cristianesimo
Ho appena finito di leggere il romanzo di Adriano Petta, Assiotea, che mi ha fatto pensare ad una cosa. Non commento qui tanto il romanzo quanto l'idea che ci sta dietro; se non avete letto il romanzo e non volete rivelazioni, non continuate a leggere.
Il romanzo si basa,
semplificandolo, su due idee fondamentali. La prima, quanto sono perseguitate e maltrattate le donne e quanto si stava bene e in pace finché governavano loro nei tempi preistorici, poi sono arrivati gli uomini cattivi e invidiosi e hanno creato un mondo di crudeltà e guerra. La seconda, le religioni sono superstizione e sono tutte uguali. Il problema è che il romanzo si chiama romanzo storico e sostiene di avere una ricerca storica alle spalle, ricerca che probabilmente manca di alcuni testi più recenti quali quelli risultanti da alcuni studi fatti in Germania (ricordo un articolo di Repubblica a proposito) o altri negli USA, che demolirebbero il mito di una preistoria pacifica sotto il matriarcato. La questione abbastanza fastidiosa dal punto di vista di un blog che si chiama Appunti Pagani è il modo in cui questo romanzo, e non solo questo autore, ma tutta una serie di persone che chiamerò qui atei-ex-cristiani, fa di tutta l'erba un fascio: uomini? Violenti! (a parte un paio di figure nel romanzo, va dato atto) donne? Buone e ragionevoli! Religioni? Tutte basate sulla superstizione e sul dominio dell'uomo! Ateismo? Ragione!
semplificandolo, su due idee fondamentali. La prima, quanto sono perseguitate e maltrattate le donne e quanto si stava bene e in pace finché governavano loro nei tempi preistorici, poi sono arrivati gli uomini cattivi e invidiosi e hanno creato un mondo di crudeltà e guerra. La seconda, le religioni sono superstizione e sono tutte uguali. Il problema è che il romanzo si chiama romanzo storico e sostiene di avere una ricerca storica alle spalle, ricerca che probabilmente manca di alcuni testi più recenti quali quelli risultanti da alcuni studi fatti in Germania (ricordo un articolo di Repubblica a proposito) o altri negli USA, che demolirebbero il mito di una preistoria pacifica sotto il matriarcato. La questione abbastanza fastidiosa dal punto di vista di un blog che si chiama Appunti Pagani è il modo in cui questo romanzo, e non solo questo autore, ma tutta una serie di persone che chiamerò qui atei-ex-cristiani, fa di tutta l'erba un fascio: uomini? Violenti! (a parte un paio di figure nel romanzo, va dato atto) donne? Buone e ragionevoli! Religioni? Tutte basate sulla superstizione e sul dominio dell'uomo! Ateismo? Ragione!
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